La Chiesa prepositurale di S. Ambrogio

Chiesa di Gabbioneta

In un rigoroso stile barocco, l’aula ad una navata, è scandita da un succedersi intervallato di campate grandi e piccole.

La costruzione attuale, di evidente imponenza, risale alla fine del ‘600 e fu realizzata su un preesistente edificio.

La facciata venne ultimata nel 1710, come fa fede un’iscrizione sui pinnacoli marmorei della stessa, ed arricchita di due affreschi del bresciano Eliodoro Coccoli: l’ingresso a Milano di S. Ambrogio e la Madonna Immacolata.

In un rigoroso stile barocco, sobrio e misurato, l’aula, ad una navata, è scandita da un succedersi intervallato di campate grandi e piccole.

Di particolare interesse l’altare maggiore, in marmi intarsiati di notevole raffinatezza e preziosità, gli altari laterali con base marmorea ed alzata in stucco marmorizzato, tutti del XVIII secolo (due recano la statua lignea della B.V. Maria e del Sacro Cuore, i restanti due tele settecentesche raffiguranti S. Antonio da Padova e la Deposizione dalla croce con S. Rocco e le anime purganti), ed il prezioso organo “Amati” del 1860.

Il patronato dei nobili Pallavicino ha ingentilito la chiesa di decori e di arredi.

 

L’ Oratorio della B.V. di Caravaggio

La decorazione della volta reca stucchi di gusto naturalistico e due pregevoli affreschi rappresentanti l’Annunciazione e l’Assunzione.

La storia di questo apprezzabile edificio inizia il 13 agosto 1624, con l’erezione nel campo della “Maestà” di proprietà dei nobili fratelli Evangelista e Cesare Canobbio, di un’edicola, per esaudire un voto a suo tempo fatto dalla Madonna di Caravaggio.

Nel 1673 gli atti della visita del vescovo Pietro Isimbardi forniscono una dettagliata descrizione della “ecclesia simplex B.M.V. de Caravagio campetris”, riedificata nel 1666.

L’altare maggiore in marmi policromi con la balaustra anch’essa in marmo – purtroppo privato, con un furto sacrilego, di una voluta - reca l’immagine della Beata Vergine di Caravaggio dipinta ad affresco.

Sul finire del XVIII secolo, venne eretto, appena fuori dalla chiesa e ad essa contigua, il nuovo cimitero, e l’edificio assunse la funzione di cappella mortuaria dei Pallavicino, testimoniata da varie lapidi collocate sulle pareti interne ed esterne.

La decorazione della volta reca stucchi di gusto naturalistico e due pregevoli riquadri ad affresco che rappresentano l’Annunciazione e l’Assunzione.

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La Chiesa parrocchiale dei SS. Martino e Nicola

Chiesa di Binanuova

Di fondazione antica, la Chiesa propone due tavole di grande interesse dipinte a olio su tela dal De Becis.

Di fondazione certamente antica, poiché ha l’abside a oriente, la chiesa venne ampliata di due piccole navate a cavallo tra l’800 e il 900.

Inizialmente dedicata a S. Nicola, assunse anche il titolo di S. Martino, proveniente da una chiesa campestre distrutta.

All’interno l’altare della Madonna del Rosario è certamente il più pregevole, in legno intagliato e dorato di stile barocco esuberante.

Di grande interesse le due tavole, dipinte a olio su legno, del De Becis, appartenente alla cerchia di Campi: S. Sebastiano e S. Rocco, recanti nella parte bassa di entrambe lo stemma di Binanuova, e due tele di buona fattura, Natività con adorazione dei pastori, e Vergine con Bambino adorati da S. Carlo Borromeo e da un santo eremita. Affreschi del pittore Misani, il maggiore dei quali raffigura la carità di S. Martino alla presenza di S. Nicola e dei poveri.

 

L’ Oratorio della B.V. del Patrocinio

Il modesto edificio riveste un’importanza devozionale: l’immagine della Vergine, scolpita a busto, è venerata dalla popolazione.

Il modesto edificio, nato probabilmente come Lazzaretto ai margini del paese, e meglio conosciuto come “la Madonna di S. Rocco”, non possiede particolare interesse artistico ma riveste un’importanza devozionale: l’immagine della Vergine, scolpita a busto, è venerata dalla popolazione.

 

Il Castello di Gabbioneta

Castello di Gabbioneta

“Vantava Gabbioneta, sino dalle epoche delle guerre civili (XII e XIII secolo) un castello cinto da larga fossa”… (Don Angelo Grandi).

I primi documenti che lo citano risalgono al 1428 (indubitatum fortilicium). 
Questi castelli sorgevano lungo il corso del fiume Oglio, che era il confine, a contrapporsi per dimostrare il possesso delle sponde.

Diventa proprietà dei Canobio, mercanti cremonesi, dal 1500 al 1700 e poi dei Pallavicino, fino alla metà del XX secolo. La cartografia settecentesca documenta un castello affacciato sull’ansa, oggi abbandonata, del fiume: l’attuale lanca.